La vergine saggia

27 Nov

frammenti

La recente canonizzazione di Luigi e Zelia Martin, gli “incomparabili genitori” di S. Teresa di Lisieux, quale “prima coppia santa dell’epoca moderna”, ha dato nuovo slancio alla riscoperta di testi sulla loro storia pubblicati già diverso tempo fa.
In coedizione con l’Ordine dei Carmelitani Scalzi, l’Editrice Punto Famiglia ha pubblicato nel 2012 “Frammenti di vita familiare”, commentando e analizzando i punti più importanti dell’epistolario di Zelia Guerin Martin (1831-1877).
In dieci capitoli di agile e scorrevole lettura, sono proposti i passaggi più celebri e profondi della corrispondenza privata di Zelia. Colpi di stiletto ai nostri cuori dormienti, rilassati, chiusi nella comodità e nelle alienazioni nei tempi moderni, angosciati dalle incertezze sul futuro tanto da sottintendere spesso solo una quasi-presenza distratta di Dio rispetto al nostro povero mondo.
Già la prefazione catapulta davanti a noi, moderni “emancipati”, una Santa che pare aver abitato un’epoca che a un primo sguardo sembrerebbe lontana, impolverata, inadatta ai nostri ritmi. “Nove figli, un’azienda da condurre e tempi di crisi in cui i debitori non pagano; e poi malattie dei bambini, che la madre spia con l’ansia nel cuore, in tempi senza antibiotici in cui una febbre basta a portarsi via una creatura e ben quattro, dei figli di Zelia, muoiono in tenera età. Alzarsi ogni mattina con un elenco imponente di cose da fare e da seguire e da curare; e prima di tutto i figli, da educare.” Siamo sicuri che queste incombenze e sentimenti siano così distanti da noi e dalle nostre giornate? Zelia ci racconta dell’affidamento a Dio in ogni affanno e della condivisione di questi compiti insieme al marito Luigi. Leggiamo così di una santità coniugale discreta e di un legame indistruttibile e invincibile perché radicato nella certezza che il coniuge è innanzitutto un dono di Dio, un aiuto senza pari dato dalla sapienza del Creatore. Perché non è bene che l’uomo sia solo di fronte a un mondo che divora e annienta.
Una coppia che cerca la santità può essere concretamente anche vivaio di santi: non stupisca perciò che tutte le cinque figlie rimaste in vita abbiano poi ricevuto la Grazia di una vocazione religiosa: Maria, Paolina, Celina e Teresa come carmelitane e la terzogenita, Leonia, suora visitandina. Qualcuno bollerebbe la cosa come l’ovvio risultato di un bigottismo familiare. Parleremmo piuttosto del gusto e della necessità di continuare a sperimentare ogni giorno l’intimo, reale rapporto di familiarità con Dio, una volta che questo è già stato sperimentato con gioia e gratitudine nella casa paterna.
Ci ricordi, questo, che tante grazie e doni che abbiamo sono anche il frutto dell’opera che qualcuno ha compiuto in nostri favore: genitori, educatori, maestri. Quanto è importante che chi alleva e cresce un piccolo, dissodi la terra del suo cuore e della sua anima – forse dura all’inizio, ostile – per seminare l’amore a Dio!

Ci domandiamo a questo punto, usando il nome dato a questo blog: iuvat liber? Ci aiuta questo libro? In cosa aiuta, a cosa serve?
A riscoprire soprattutto le virtù della fortezza e della temperanza. Zelia è tenace in Dio. Nel desiderio di santità per sé e per i suoi, nel servizio al prossimo, nel lavoro e nella carità, nella lotta contro il male incurabile, i cui primi sintomi ella avverte nel 1865, a soli 34 anni. Desiderio di santità, desiderio di Cielo, l’obiettivo chiarissimo nel suo cuore. Nasce un’altra domanda per noi: quanto desideriamo e miriamo al Cielo? Ci chiediamo cos’è il Cielo, se lo aspettiamo? Ci pensiamo mai? Il pensiero della vita eterna e della contemplazione beata di Dio è così vivo in Zelia da trasmetterlo alle figlie, desiderarlo per il fratello e la cognata, per l’anziano padre. In esso trova consolazione dopo la sepoltura dei figli e la certezza della loro vita nel Padre: “Quando chiudevo gli occhi dei miei cari figlioletti e li mettevo nella bara, provavo un dolore molto grande, ma sempre rassegnato. Non rimpiangevo i dolori e gli affanni sopportati per loro. Molti mi dicevano: ‘Sarebbe stato molto meglio non averli mai avuti’. Non potevo tollerare questo linguaggio. Non trovavo che i miei dolori ed affanni potessero essere commisurati con la felicità eterna dei miei bambini. Poi essi non erano perduti per sempre: la vita è corta e piena di miserie, li ritroveremo lassù.”. Un aiuto grande, queste parole, a chi ha perduto un figlio e a chi teme la nascita di un figlio malato, preferendo la soppressione della vita dal concepimento allo strazio che violenta il cuore di un genitore davanti alla malattia dei piccoli.

Santa Zelia, la vergine saggia che attende l’incontro con il Signore in ogni circostanza della vita e fa scorta di olio per la vita eterna, ci insegna la pazienza, la fiducia nella Provvidenza, la bontà di Dio che sceglie Maria come Madre di Divina Grazia per noi. Di fronte alle mille incombenze di ogni giorno Zelia non mostra segni di sconfitta, ma l’accoglimento di ogni compito come missione donata da Dio con la certezza di potervi corrispondere al meglio con le sue Grazie e sempre in comunione con il marito Luigi. Tutto viene compiuto, cercato, scelto per piacere a Dio, perché Dio guardi con compiacimento ai suoi servi, perché Dio sia lodato. L’appuntamento con l’Eucaristia e il Rosario quotidiano é l’irrinunciabile momento di ogni giornata dei Martin, sostanza che da’ loro la forza e la sapienza per costruire un capolavoro di vita coniugale e familiare. Come il bene reso al prossimo o le scelte in ambito domestico e scolastico, così anche la gestione del denaro e degli affari è portata avanti secondo Dio, non per piacere o impressionare gli uomini.
Serve, questo libro, aiuta. A chiederci una volta di più: ma io? Vivo, parlo, scelgo, compro, vendo, aiuto: per piacere a Dio o all’uomo?
E quel che rifiuto e allontano è per non dare dispiacere a Dio mio Padre o per convenienza davanti alle sue creature?

*** Guérin Martin Zelia, Frammenti di vita familiare, Angri, Edizioni OCD / Editrice Punto Famiglia, 2012, pp. 173

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