Marietta, piccola e vicina

18 Giu

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Come se narrasse la storia di una compagna di giochi che passò a guardarlo da lontano e a transitare prima di lui in luoghi familiari, legati alla sua infanzia, lo scrittore e poeta Aurelio Picca propone una nuova cronaca della vita e della via semplice di santità di Maria Goretti, morta a nemmeno dodici anni con quattordici ferite in corpo, cuore trafitto e perdono sulle labbra. Piccola, grandissima Santa. Grandissima perché piccola, concentrata sull’ordinario di una vita non facile nell’Agro Pontino di inizio ‘900. Lavoro, faccende domestiche e assistenza ai fratelli più piccoli, aiuto alla madre – tutto quello che conta e non fa rumore. Sommessa, invisibile, forse per tanti indifferenti ed egoisti una presenza scontata. Una bambina silenziosa, che, appena pugnalata a morte, “strisciando sul pavimento alla maniera di una schiava indiana massacrata dai fuorilegge” riesce a sporgere la testa dalla porta di casa per sussurrare una richiesta di aiuto. Lei che aiutava tutti, come tanti bambini quando vogliono scegliere la bontà.

Aurelio Picca ripercorre luoghi, cerca momenti, spennella – leggero e pieno di rispetto – un quadro impressionista intenso e toccante su condizioni di vita, dettagli di giorni che ai posteri potrebbero sembrare tutti uguali, piatti, pieni di povertà – disprezzabile nei giorni del glamour e del consumo compulsivo. Ma è quella povertà che “non si nascondeva, anzi, rendeva l’uomo degno: aveva qualcosa di sorprendente. I poveri non erano cenciosi e timorosi del mondo. Avevano forza e affrontavano, con Dio, il dolore e la morte. I poveri di allora non mangiavano merendine e patatine fritte. Non si vestivano con la plastica. Non avevano un abito per il lavoro e uno per il tempo libero; uno per lo sport e uno per fare jogging. Però, paradosso della povertà, le loro scarpe (di cuoio) erano fatte a mano dai calzolai (…). I poveri indossavano roba buona. I poveri non erano pezzenti vestiti dagli scarti del petrolio”. Marietta povera, invisibile anche in senso sociale, ma che mette il suo più grande amore di bambina non nell’ultimo modello di cellulare o di scarpa, ma nell’ostia consacrata, nel Corpo Santissimo di Gesù nel cui nome assolverà il suo carnefice Alessandro Serenelli. “Non c’é uomo sulla faccia della terra che, nell’infanzia, non sia stato un santo. Ma i più (quasi tutti), dopo aver vissuto e superato quello stadio duplice (nel giorno della Prima Comunione) di santità e inquietudine (anticamera del peccato), si perdono nella volgarità del mondo. Così accade che solo pochi fortunati o eletti possono davvero diventare santi, anche dopo quella fatidica esperienza. Maria Goretti trovò la via più semplice e naturale per salire in cielo.”. Un ascensore (così S. Teresa di Lisieux) che è Gesù stesso, Gesù nell’Eucarestia, il culmine e la fonte della vita cristiana, il motore di quel perdono all’empio che il mondo bolla come “ingiusto”.

In cosa ci aiuta questo libro? Ci aiuta a non considerare la santità di Marietta (che Papa Francesco vorrebbe proclamare patrona delle vittime di stupro) come aliena, superpotente e insieme sbiadita e inadatta ai nostri tempi ricchi e inquieti. Una santa. Lontana? Semplicemente una “bambina di Dio” che non si è messa in mostra, non si è venduta, non è stata costretta a mercificarsi, fosse anche solo per raccomandare un ‘innocuo’ bene di consumo. Che non si è fatta guardare, ma ha guardato con ansia d’amore e paradiso la propria famiglia e il proprio assassino, con occhi straordinariamente adulti, più esperti nelle cose che contano perchè abituati alle cose di Dio. E che guarda anche noi interrogandoci con la sua ‘scandalosa’ purezza. In mezzo a noi, ancora oggi.

*** Picca, Aurelio, Capelli di stoppia, Milano, San Paolo, pp. 126

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